Le origini del Santuario di Monte Berico sono legate alle due apparizioni della Madonna a Vincenza Pasini, una donna che portava cibo al marito che lavorava sul colle: la prima del 7 marzo del 1426, la seconda del 1 agosto 1428. La Madonna prometteva la fine della peste e chiedeva che in quel luogo le fosse dedicata una chiesa. Così nel 1428, in pochi mesi, sorse la prima chiesetta tardogotica e un piccolo cenobio per ospitare una comunità religiosa dedita all'accoglienza dei pellegrini.

Dopo un breve periodo in cui la chiesa era governata dai frati di Santa Brigida, il complesso fu affidato ai Servi di Maria (1435), tuttora custodi del santuario.

Da allora il santuario subì una serie di modifiche: dal 1493 al 1498 venne ampliato il convento; nel 1475 venne ampliata la chiesa ad opera di Lorenzo da Bologna; su disegno di Palladio, nel 1590-91 si operò un ampliamento del quale però non rimane traccia perché completamente demolito nel 1687; nel 1703 fu realizzata la chiesa barocca ad opera di Carlo Borella; tra il 1825 e il 1852 venne realizzato il nuovo campanile su progetto di Antonio Piovene, questo intervento provocò la distruzione del coro di Lorenzo da Bologna e il danneggiamento dell'annessa sacrestia; nel 1860-61 venne rifatta la facciata della prima chiesa ad opera di Giovanni Miglioranza. La prima chiesa si sviluppa in cinque campate ricoperte da volte a crociera, sostenute da colonne rivestite in marmorina nel XIX secolo. L'immagine della Madonna, nella lunetta della porta d'ingresso, è stata realizzata da Pietro Pala.

La chiesa del Borella ha pianta a croce inscritta entro un quadrato ai cui vertici si aprono quattro vani minori coperti a calotta. Nei tre lati esterni, il quarto è sul fianco della prima chiesa, si ripete la stessa facciata.

 

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Le opere d'arte

 

La Basilica e gli ambienti attigui conservano preziose opere d'arte. Sopra l'arco che divide le due chiese, si può ammirare il grande dipinto di Giulio Carpioni del 1651, dono del collegio dei mercanti di Vicenza al Santuario. Esso raffigura allegoricamente la città di Vicenza ai piedi della Vergine.

Nella chiesetta gotica, a destra, sopra l'altare della Pietà, vi è il dipinto di Bartolomeo Montagna "La Pietà"; opera del 1505 commissionata dai Servi di Maria.

Nella sala un tempo destinata a refettorio, è esposta "La Cena" di Paolo Veronese del 1572. E' una delle più importanti realizzazioni di questo artista. Nella stessa sala, a destra e a sinistra della porta d'ingresso si trovano le tele di Alessandro Maganza: la "Vergine tra i quattro evangelisti" del 1580 che in origine era posta sopra l'altare del coro e il "Battesimo di Cristo" eseguita nel 1591 per l'altare della Madonna degli Angeli.

Le statue e i bassorilievi esterni ed interni sono opera di Orazio Marinali e della sua scuola. Sono stati eseguiti tra la fine del "600 e l'inizio del "700. I tre bassorilievi, collocati sopra le porte di entrata al Santuario, sintetizzano la storia da cui ha origine il complesso: nella porta di oriente vi è la Vergine che appare a Vincenza Pasini, nell'accesso da nord Vincenza si rivolge alle autorità cittadine; nella terza entrata, da occidente, viene ricordata la posa della prima pietra della chiesa primitiva.

La maggior parte delle statue sono scolpite in pietra dei Berici, "biancone" di Pove e di Crespadoro.

Di particolare valore religioso è la "Statua della Madonna", una scultura in pietra dei Berici colorata, posta sopra l'altare maggiore, nel luogo santificato dai piedi della Madonna, secondo la tradizione. La scultura fu eseguita nel 1428-30 da Nicolò da Venezia. La statua è definita iconograficamente quale Madre della Misericordia o Madonna del manto. Essa rappresenta infatti Maria come madre di tutti i figli di Dio che trovano protezione sotto il suo mantello.

 

Il pellegrinaggio

 

Il pellegrinaggio è un fenomeno religioso universale. La condizione del peregrinare, allude infatti alla struttura più profonda dell'uomo, alla sua natura mobile, alla sua continua ricerca della vera casa. Ad esso sono riconducibili le due dimensioni classiche del pensiero religioso: l'esperienza dell'homo viator, che nel viaggio si fa indagatore e conoscitore delle "genti", per giungere ad una più profonda conoscenza di sé, e quella del peregrinans, che intraprende un cammino verso un luogo simbolicamente centrale per compiere un'esperienza di rinnovamento spirituale. Il credente, accoglie la chiamata alla salvezza e, sulla scorta di Abramo, "straniero e pellegrino", parte per ricercare la verità profonda del suo cuore: la terra promessa. Il pellegrinaggio ha quindi un fine e un valore sacramentale: la conversione e l'incontro con Dio nella celebrazione della "grazia che salva". Esso, pur non essendo una forma rituale in senso stretto, è per il credente un evento di penitenza e conversione, una tappa del suo cammino nel modo, della sua historia salutis.

La figura di Maria, Vergine e Madre di Dio, così intimamente legata al mistero dell'incarnazione del Figlio, diventa il tramite principale per giungere a Cristo e, per mezzo suo, al Padre. Per questo i pellegrinaggi mariani assumono delle caratteristiche proprie: si va a Maria per andare meglio verso Dio.

Alla Basilica di Monte Berico giungono ogni anno milioni di pellegrini, questa chiesa posta sul colle a dominare e proteggere la città di Vicenza, diventa la meta di chi intende ripercorrere la strada di Maria, nella sua posizione unica tra Cristo e la chiesa.

Per raggiungerla si "sale", perché il cammino spirituale è un'ascesi verso Dio, che allo sforzo fisico fa corrispondere la fatica interiore della conversione. Due le vie che conducono a Monte Berico: le antiche "Scalette", opera medievale, più volte restaurata, dall'Arco di Pietra del 1595, arrivano alla metà del colle; e la strada dei Portici settecenteschi, articolata in 150 arcate, interrotte ogni dieci da un ripiano. I due percorsi rimandano ad altrettanti simboli: il salire per gradi del primo si conclude proprio con un'iscrizione che invita alla sosta e al ringraziamento alla Vergine per aver concesso, dopo la fatica, di proseguire per una più comoda via "lastricata"; il secondo invece con le 15 sequenze di dieci archi, rinvia il fedele ai misteri del Rosario, recitato durante la salita. In cima, maestoso e solenne si apre il Santuario, dove la Vergine, nell'iconografia tipica della Madre di Misericordia, accoglie i fedeli sotto la protezione del suo manto. Qui, da quasi sei secoli, i Servi di Maria si fanno interpreti di tale vocazione all'ospitalità e all'assistenza: accolgono il pellegrino, lo assistono nella penitenza e infine celebrano l'eucaristia, come "consacrazione" collettiva di un'esperienza di profonda spiritualità.

 

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